Con Teenage, il suo primo EP, Nemesi ripercorre l’adolescenza senza cedere alla tentazione di trasformarla in un ricordo idealizzato. Al contrario, il progetto nasce dalla necessità di tornare sulle esperienze vissute, riconoscerne le contraddizioni e capire in che modo abbiano contribuito a costruire la persona che è oggi. Tra fragilità, solitudine, dubbi e desiderio di cambiamento, la scrittura diventa uno spazio in cui mettere ordine nei pensieri e trovare una prospettiva nuova su ciò che è stato.

Anticipato dai singoli “Camilla”, “Agave lo sa” e “Stupida”, l’EP trova in “Punto e virgola” un’immagine particolarmente significativa: quella di una pausa che non rappresenta una fine definitiva, ma la possibilità di proseguire senza rinnegare il proprio passato. Per Nemesi, crescere non significa prendere le distanze dalla ragazza che è stata, bensì imparare a guardarla con maggiore tenerezza, facendo tesoro anche degli errori. In questa intervista ci racconta il rapporto tra scrittura e consapevolezza, il confine tra solitudine e isolamento e ciò che Teenage le ha permesso di lasciare andare, aprendole nuove possibilità nel proprio percorso musicale.

1. Con “Teenage” hai scelto di raccontare un periodo della vita che spesso viene ricordato attraverso una versione semplificata della nostalgia, mentre tu sembri voler recuperare anche le sue contraddizioni. Scrivere queste canzoni ti ha permesso di guardare alla tua adolescenza con maggiore comprensione oppure ci sono esperienze che, anche oggi, fai fatica a rileggere da una prospettiva diversa?

No, non faccio fatica a rileggere da una prospettiva diversa le esperienze fatte, anzi, l’analisi approfondita di determinati periodi, sensazioni, sentimenti o situazioni è stata fatta proprio grazie alla comprensione che riesco ad avere nei confronti di me stessa. Poi penso che sia importantissimo riuscire a crescere con le proprie canzoni, proprio perché, grazie a un punto di vista diverso, riesco poi a comprendere meglio ciò che davvero volevo comunicare, andando oltre le semplici parole.

2. “Camilla”, “Agave lo sa” e “Stupida” hanno anticipato l’EP mostrando diverse sfumature della tua scrittura. Che cosa cambia quando una canzone, da sola, diventa un punto d’incontro con chi ti ascolta e, successivamente, entra a far parte di un racconto più ampio? Hai scoperto collegamenti tra i brani che non avevi previsto quando li hai scritti?

La coerenza tra i miei brani c’è stata fin dalla loro nascita, mi ha stupita però, quando ho chiuso l’EP, capire che quella coerenza non era frutto di un qualcosa di già programmato, ma di un periodo che ha scatenato in me tante reazioni e domande diverse, ma tutte alla ricerca di una stessa risposta.

3. In “Agave lo sa” la solitudine sembra trasformarsi da qualcosa da temere in una condizione quasi familiare, senza per questo diventare necessariamente una risposta a tutto. Come distingui, nella tua esperienza, il bisogno di stare da sola dalla tendenza a isolarti? E quanto questa differenza è entrata nella scrittura del brano?

Riesco a rendermi conto, per fortuna, quando ho bisogno di riposare, e quindi di conseguenza passare quanto tempo mi serve per ricaricare le batterie, da sola, e quando invece tendo a isolarmi. La prima dipende dalla stanchezza, dai periodi particolarmente stressanti in cui devo necessariamente ascoltarmi e concedermi quindi una pausa, la seconda è frutto di uno stato d’animo particolarmente cupo, che mi fa sentire fuori luogo ovunque mi trovi e che quindi mi spinge a isolarmi. “Agave lo sa”, oltre a raccontare l’intreccio tra la mia storia e quella di Agave, riesce a descrivere meglio tutto questo: perché a volte l’isolamento assomiglia al bisogno di stare un po’ soli e di staccare da tutto, ma la distinzione tra le due cose è molto più ampia.

4. La focus track “Punto e virgola” suggerisce un’idea di cambiamento che non coincide con il cancellare il passato: fermarsi, riconoscere ciò che è stato e poi continuare. Ti riconosci ancora nella persona che ha vissuto le esperienze raccontate in “Teenage”, oppure pubblicare questo EP rappresenta anche un modo per prendere le distanze da lei?

Non posso prendere le distanze da una persona che sono stata, nonostante ci sia stato un cambiamento e nonostante il modo diverso di affrontare i problemi, ma semplicemente perché, al di là di tutto, sono pur sempre io, con pregi, difetti, bravate, domande e illusioni. Non posso dire di essere una persona diversa, posso dire di essere una persona cambiata, e diventata quello che sono grazie soprattutto a quello che sono stata. Questo mi permette di guardare, ad oggi, con tenerezza, il passato, facendone tesoro e sapendo che da lui ho imparato molto, soprattutto dagli errori e dalla sincerità.

5. Nelle tue canzoni metti al centro dubbi, fragilità e contraddizioni, senza necessariamente offrire soluzioni definitive. Quando scrivi, senti la responsabilità di trovare una forma alle emozioni che stai vivendo oppure ti interessa soprattutto riuscire a raccontarle senza doverle prima comprendere del tutto? In altre parole, la scrittura per te arriva prima o dopo la consapevolezza?

La scrittura, per me, è a metà tra il dare una forma ai miei pensieri e sentimenti e la consapevolezza di ciò che ho vissuto.

6. Questo è il tuo primo EP, un passaggio che porta con sé una differenza importante rispetto alla pubblicazione di singoli: chi ascolta può entrare più a fondo nel tuo immaginario e conoscere aspetti diversi della tua identità artistica. Dopo aver affidato a “Teenage” una parte così personale della tua storia, che cosa senti di aver lasciato andare e che cosa, invece, hai capito di voler portare con te nei prossimi capitoli del tuo percorso musicale?

Sicuramente ho lasciato andare la timidezza e la paura di non essere all’altezza per questo mondo, con me invece porto il coraggio, la voglia di rischiare e di mettermi in gioco e la consapevolezza di chi voglio essere e diventare.