1 – Quasi 12 mesi fa é uscito “Tortuga” …. quasi a distanza di un anno esce invece il tuo nuovo disco ufficiale. Come mai ora e non lo scorso anno?

Innanzi tutti un salutone a tutti i lettori di Alcatrax! Esce a distanza di un anno per due motivi principali: Prima di tutto la burocrazia che sta dietro ad un disco è qualcosa di abnorme e in più si muove sempre tutto molto lentamente. Inoltre, per quantità e tipologia i brani non erano sufficienti, lo scorso anno infatti con praticamente mezzo disco in mano avevo ancora voglia di dire molte altre cose e registrare altre tracce per non lasciare nulla fuori.

2 – Cosa c’é di diverso in questo disco rispetto agli altri che hai fatto uscire?

Prima di “Prince Café” c’è stato “Philosophy” un disco prodotto in due tra me e il produttore Fabio Musta, la pasta e il sound delle sue produzione resero “Philosophy” un disco unico improntato sul boom bap. In Princé Café invece ho dato spazio solo a me stesso, alle mie idee e scegliendo le sonorità di ogni brano per istinto e ispirazione, oltre al fatto che a distanza di anni penso di essere maturato come persona, scrittura e interpretazione.

3 – Come mai il titolo “Prince Caffé”?

Il Prince Café è un bar della mia città in cui ho lavorato per praticamente dieci anni della mia vita, è il posto che più ha influito sulla mia crescita personale e nel rapporto che ho con le persone. Nel disco parlo molto dei vari tipi di rapporti umani che ci possono essere tra le persone e la sintesi perfetta degli argomenti trattati hanno portato alla scelta del mio vecchio posto di lavoro.


4 – Oggi invece che cosa fai nella vita? Di cosa vivi?

Oggi gestisco insieme a due soci un centro culturale\coworking e in più ho il mio studio di registrazione all’interno dello stesso centro.


5 – Che impatto credi possa avere “Prince Caffé” sul mercato Hip Hop?

Mi viene difficile parlare di mercato e soprattutto di mercato “Hip Hop”.L’ “Hip Hop” che vende è molto lontano dal mio e sinceramente penso che non possa essere messo nello stesso calderone. Essendo abbastanza lontano dalle dinamiche di mercato in generale spero solo che “Prince Café” raggiunga il giusto pubblico, magari a chi cerca gli ormai “estinti” contenuti e chi cerca nella musica un confronto.


6 – Stai pianificando live o comunque di portare in giro il disco?

Faccio i dischi non perchè me li chiedono ma per suonarli live quindi si, mi sto muovendo per portarlo in più posti possibili.

 

7 – C’é un pò di dialetto nel tuo lavoro? Se si … perchè? E se no …. perché?

Nel mio album non c’è nessun verso in dialetto. Da sempre scrivo in italiano perchè ho imparato a farlo così e non ho mai sentito l’esigenza di esprimermi diversamente , poi il mio dialetto (che non è ne napoletano, ne salernitano) è davvero molto complesso da capire, i miei brani li capirebbe solo un mio compaesano.


8 – Cosa significa a livello sociale essere “Figlio di classe operaia” nel 2018? Che valori aggiunti da all’individuo rispetto a chi non lo é?

Cercando di sintetizzare questo concetto,per evitare di scrivere sette pagine risposta, il “Figlio di Classe Operaia” è colui che può fare tutto e niente. Consapevole di poter arrivare dove vuole ma di non avere le spalle coperte, a livello sociale il “Figlio di Classe Operaia” è un insieme di valori per cui difficilmente riuscirà ad adattarsi al “volere tutto con ogni mezzo necessario”, al “compromesso sporco” solo per superare una spietata concorrenza ma bensì un sostenitore del “merito”. Essere figlio di operaio vuol dire crescere con la consapevolezza di dover lottare per raggiungere i propri obbiettivi, senza il bisogno di ledere al prossimo e nel totale rispetto di chi lotta per il proprio “pezzettino”.


9 – Stai pensando ad altri videoclip associati al disco?

Si vedrà.

10 – Quali sono, a tuo avviso, i punti di forza del disco?

I contenuti.