Il 30 ottobre 2026 uscirà il nuovo album di Orco, interamente prodotto da Angelus Beats e intitolato “Dio ha voluto quest’album, non noi“.
Una visione senza compromessi, frutto dei 30 anni di esperienza di Orco nella cultura Hip Hop e nel rap underground; dodici tracce che attraversano provocazione, critica politica e sociale, riferimenti storici, artistici e culturali, nonché storie di vita vissuta, e che si esprimono attraverso il linguaggio crudo, volgare e dissacrante tipico dell’odierno gangsta rap hardcore americano.
Lontano dalle formule rassicuranti e dalle convenzioni del mercato, Orco costruisce un disco che alterna scrittura esplicita, satira politica e riflessioni sul potere; un lavoro per certi versi distante dai contenuti spirituali e filosofici ai quali ci ha abituato coi suoi precedenti lavori e che lascia volutamente spazio alla provocazione scurrile e alla volgarità per criticare la classe dirigente, accusata di aver causato il degrado politico e sociale dell’Italia, a partire dalla Prima Repubblica. Ciò si evince fin dalla copertina promozionale, che rappresenta simbolicamente quello che, secondo l’artista, hanno fatto i politici nostrani fino ad oggi con la bandiera italiana -ridotta a carta igienica in un’immagine volutamente dissacrante, concepita come attacco simbolico al degrado politico e sociale in cui versa il Paese.
L’album è infarcito d’intercettazioni telefoniche, frammenti di processi e dichiarazioni politiche di personaggi che hanno seduto o siedono ai vertici delle istituzioni italiane, intrecciati con le canzoni per creare un dialogo tra la narrazione ufficiale e il punto di vista dell’artista. La provocazione passa anche dai titoli, con pezzi come “Mussolini Rap” o “La cocaina fa bene” -una disamina quest’ultimo sui traffici illeciti dei governi. Altri pezzi si confrontano apertamente con il tema delle sostanze e del proibizionismo o con il passato personale di Orco, come “Ieri“, “Mr Nice“, “Ketamine Dreams” o “Tutti i miei idoli erano spacciatori“. La proprietà di linguaggio ed il messaggio culturale tipici di Orco si ritrovano in pezzi come “La Grande Menzogna“, riguardante il Deep State ed il controllo occulto mondiale o “Musei Vaticani“, un pezzo autocelebrativo intriso di riferimenti artistici e storici che testimonia la varietà dei temi affrontati nel disco.
I beat di Angelus, spesso senza batterie e ben più lenti dei 90 bpm ed oltre sui quali Orco è abituato a rappare, offrono la tela perfetta per questo tipo di contenuti, grazie alle loro sonorità sample-based a volte scarne ed altre volte ricche di archi choppati o voci soul utilizzate in modo insistente, quasi ossessivo.
L’album conserva dall’inizio alla fine l’attitudine più estrema ed irriverente dell’Hip Hop hardcore con un linguaggio volutamente volgare e scurrile, immagini scomode e nessuna ricerca di consenso; la provocazione non è un elemento accessorio, bensì il concept attorno al quale è stato concepito e scritto tutto il progetto, una parte integrante della sua identità.
Con “Dio ha voluto quest’album, non noi”, Orco prosegue un percorso indipendente iniziato nel 1996, riaffermando una visione dell’Hip Hop underground che rifiuta le formule precostituite e non teme di risultare scomodo, offensivo e dissacrante.