Ci sono dischi che non si limitano a suonare: scavano. “Diggin’ in the Hate”, il nuovo lavoro di Snok Brown in uscita il 27 novembre 2025 per We Bring Bass Records, appartiene precisamente a questa categoria.

L’artista veneziano firma un progetto che mette al centro l’emotività più scomoda e la trasforma in un percorso di consapevolezza, ribaltando il concetto di odio e riportandolo alla sua radice più inaspettata: l’amore.

Il concept del disco è chiaro e potentissimo: scavare nel male per ritrovare il bene, affrontare l’odio sociale, quello quotidiano, quello interiorizzato, e farlo diventare un ponte verso qualcosa di più grande. Snok Brown non usa metafore leggere: il suo è un rap che scende in profondità, attraversa fragilità e ritorna a galla con una nuova forma di lucidità.

A dare corpo a questo viaggio è la produzione di Aleaka, che costruisce un tappeto sonoro ruvido, graffiato, cinematografico. I beat sembrano pellicole sporche, le batterie spingono come fossero il cuore della narrazione e l’atmosfera generale è quella di un film scandito da neon, pioggia e angoli di città vissuta.
È un terreno ideale per la voce di Snok Brown, che alterna immagini crude, linee introspettive e un realismo lirico che non cerca pose: racconta, e basta.

La tracklist procede come un diario emotivo.
“Diggin’ in the Hate” apre il disco con un manifesto chiaro e frontale. “Nessun dorma” vive tra tensioni e spiragli di respiro, mentre “Strade sterrate” — con Brattini al fianco, anche responsabile del mix & master — porta l’ascolto in una dimensione ancora più ruvida. In “Van Dijk”, la presenza di Carma (Classe Veneta) costruisce una combo potente, fatta di incastri duri e immagini nette. Poi arriva “Godot”, che affronta il tema dell’attesa, del ritorno, dei cicli che si ripetono.

Il momento più intenso è forse “Jack”, con il featuring di Cico, dedicato a Giacomo “Jack” Gobbato, ucciso a Mestre mentre tentava di fermare una rapina. Una storia che ha segnato profondamente la comunità veneziana e che qui diventa memoria, rispetto, testimonianza.
Snok Brown non racconta: restituisce dignità, trasformando il dolore in parola.

A chiudere l’album c’è “Vivere adesso”, una dichiarazione necessaria dopo tanta oscurità: rimanere presenti, rimanere veri, rimanere umani.

Registrato al Brown Bread Studio di Marghera, il progetto trova il suo completamento nella veste grafica firmata dall’artista veneziano Stef (@espera.ste), che trasforma il concept del disco in una vera estetica visiva, tra ombre, texture e suggestioni noir.

“Diggin’ in the Hate” è un album di peso, non perché vuole esserlo, ma perché ci riesce. È un disco che parla a chi vive il rap come introspezione e come linguaggio, non come superficie. Un lavoro che conferma Snok Brown come una voce autentica del rap veneto — e non solo.

        TRACKLIST 

  1. Diggin’ in the hate
  2. Nessun dorma
  3. Strade sterrate ft. Brattini 
  4. Van Dijk ft. Carma
  5. Godot
  6. Jack ft. Cico 
  7. Vivere adesso

CREDITS AUDIO

Produzione: Aleaka

Rap e lyrics: Snok Brown

Feat: Brattini, Carma, Cico

Registrato e finalizzato al Brown Bread Studio di Marghera(VE)

Grafiche: Snok Brown

Label: We Bring Bass Records