Nel panorama del rap italiano, sempre più diviso tra estetica mainstream e culto sotterraneo, “Sesto Lido” di Tajiri e Prev si inserisce con un’intenzione chiara: riportare l’attenzione sulla sostanza.
Il nuovo album del duo di Sesto San Giovanni non è solo un progetto discografico, ma una dichiarazione di identità che parte dal territorio per dialogare con la cultura hip hop internazionale.
Il disco segna anche un passaggio simbolico nella traiettoria dei due artisti. Se i lavori precedenti di Tajiri avevano già messo in chiaro il suo posizionamento nel sottobosco rap italiano, “Sesto Lido” rappresenta un’evoluzione più consapevole e strutturata. Il rapper classe ’98 affina ulteriormente il suo stile: flow serrato, scrittura tecnica, citazioni che spaziano tra cinema, cultura street e immaginario hip hop. Il risultato è una narrazione densa, costruita barra dopo barra, che restituisce il peso specifico delle strade da cui proviene.
A sostenere questa scrittura c’è l’architettura sonora di Prev. Il producer costruisce un tappeto di produzioni che guarda apertamente alla tradizione East Coast e al culto del sampling, con beat polverosi, atmosfere notturne e batterie secche. Non c’è alcuna volontà di inseguire trend o contaminazioni forzate: il suono del disco rimane coerente, compatto, profondamente radicato nel linguaggio dell’hip hop classico.
La tracklist si sviluppa come una sequenza di quadri urbani. L’apertura con “Kimbo Slice” è una dichiarazione d’intenti: barre aggressive, produzione cruda e i primi scratch di Dj Kamo, che tornerà in diversi momenti chiave del progetto. Brani come “Rollie Black” e “Psycho” mostrano il lato più tecnico e competitivo di Tajiri, mentre tracce come “Paid in Full” e “Quello che so” esplicitano il legame culturale con l’immaginario hip hop americano.
Il disco trova ulteriore forza nella rete di collaborazioni. Il feat. con il rapper newyorkese Teemonee in “Sogni in Polvere” crea un ponte diretto tra Sesto San Giovanni e New York, confermando la volontà di dialogare con la matrice originale del genere. Sul fronte italiano, il progetto riunisce alcune figure di peso dell’underground: Armani Doc, Blo/B, Pessimo 17 e Giovane Feddini portano contributi lirici di alto livello, mentre Hermès e Marvin rappresentano l’anima storica della scena di Sesto.
Accanto ai nomi più affermati trovano spazio anche le nuove leve, con gli interventi di Mingu e Gvilty, segno di un progetto che guarda contemporaneamente alla tradizione e al futuro della scena.
Tra i momenti più personali emerge “Brindo”, traccia introspettiva in cui Tajiri sospende per un attimo la cronaca di strada per riflettere sul proprio percorso. Il disco si chiude poi con “Sesto Lido Anthem”, una vera dichiarazione d’amore alla città: le strade, i palazzi e le storie del quartiere diventano il centro simbolico dell’intero progetto.
“Sesto Lido” funziona proprio perché non cerca scorciatoie. È un disco costruito su coerenza, tecnica e visione. In un momento in cui molta musica rap sembra inseguire formule rapide e linguaggi standardizzati, Tajiri e Prev scelgono una direzione diversa: tornare al cemento, alla cultura, al peso delle parole.
Il risultato è un album compatto, profondamente identitario, che riafferma la forza dell’underground e dimostra come il rap territoriale possa ancora parlare una lingua universale. Sesto San Giovanni diventa così non solo uno sfondo, ma un vero immaginario sonoro. Un luogo preciso che, attraverso la musica, si trasforma in simbolo.
