GODOT. pubblica un nuovo singolo dal titolo “Ultraleggero”, disponibile su tutte le piattaforme digitali da giovedì 3 ottobre 2024, in distribuzione Believe Music Italy. Un racconto nato per caso in un modo forse molto meno romantico di quanto invece la canzone non voglia essere, un nuovo capitolo che segue il precedente singolo “Granelli” e il successivo “A mio figlio non darò nome” per proseguire il viaggio, dopo un periodo di assenza, verso un nuovo disco del cantautore di stanza a Milano, classe 1993. Una storia fatta di cuori leggerissimi, giovani e un po’ incoscienti, pronti ad alzarsi in volo e a scrivere la trama della propria vita.

Quella di Ultraleggero è una storia che forse non è neanche vera, ma che ha fatto innamorare GODOT., tanto da doverla cantare.

  1. Quale significato diamo al tuo nuovo singolo “Ultraleggero”? 

Credo la bellezza delle canzoni si celi, in parte, dietro al fatto che queste hanno significati che possono variare da persona a persona: ho parlato con chi in Ultraleggero ha letto una sorta di ricerca di libertà, chi l’ha vista come canzone che vuole sensibilizzare al tema della situazione che alcune persone vivono in contesti ancora troppo chiusi…io, a dire il vero, non saprei quale significato abbia Ultraleggero. Per me è un racconto, una narrazione che mi trasporta in luoghi e tempi che riesco ad immaginare in modo nitido e contornato. Una storia d’amore universale, adolescenziale e piena di speranza. 

  1. A Milano è ancora possibile conoscere i propri vicini? Ci racconti la storia di come hai notato e conosciuto Pietro e Roberto? 

A Milano è possibile essere o non essere: dipende da come ci si vuole approcciare all’altro! Per quanto mi riguarda ho scelto di approcciarmi a Pietro e Roberto in modo molto distaccato, paradossalmente! I loro nomi mi hanno accompagnato per vari mesi poiché il mio cellulare, che in automatico salva le note vocali con la località presso cui ci si trova, ha cominciato a salvare le mie bozze con il nome della carrozzeria che ho sotto casa: “SNC di Pietro e Roberto”. Una mattina, così, mi sono ritrovato come spesso succede a buttare giù qualche nuova idea…non sapevo bene di cosa avrei voluto cantare ma quei nomi e quel luogo hanno come stuzzicato la mia fantasia. Ultraleggero è nata in poco più di mezz’ora e da quel momento ho deciso di voler evitare a tutti i costi di scoprire di più di questi due personaggi: mi accontento e sono affezionato alla storia che mi hanno ispirato. Ho paura che scoprire il loro vero percorso toglierebbe tutto il fascino che i racconti portano con sé.

  1. E che tipo di rapporto hai con la città e le sue persone, ti hanno ispirato altri pezzi che abbiamo già ascoltato?

Milano è una città che amo. E poi odio. E poi di nuovo amo. Certamente è stata fonte e palcoscenico di molte delle cose che ho scritto, da Ultraleggero a Star bene (di più), da MILANOMONAMOUR fino ad arrivare a I sogni degli altri. C’è però da dire che è sempre una Milano molto idealizzata e romantica: è una Milano col mare la mia, frutto della libertà che la scrittura porta con sé. La prima canzone che io abbia mai pubblicato – Un fiore – registrata dentro la doccia di casa dei miei in maniera completamente artigianale, vede Milano protagonista già nella prima strofa. Quindi ecco, questa città, che è la mia città, è sicuramente parte integrante della mia scrittura. Ma ancora di più lo sono le persone che in qualche modo hanno attraversato la mia vita in questa cornice così caotica e rumorosa. 

  1. “Ultraleggero” è in qualche modo anche la tua storia?

No, direi di no. C’è sempre il rischio, quando si scrive, di far passare l’idea che in qualche modo si voglia sempre e solo raccontare la propria storia. In realtà non credo sia così: a volte si scrive semplicemente per la bellezza e l’intimità che la scrittura è in grado di trasmettere. Quella cantata in Ultraleggero è una storia molto distante dalla mia, ma credo sia proprio per questo mi ha innamorato tanto. Un po’ come quando al cinema si guarda un film d’amore e ci si immedesima in un personaggio, sognando di poter vivere una storia simile. Ecco, Ultraleggero mi fa vivere quei brividi lì. Sono anche io uno spettatore dell’amore tra Pietro e Roberto. 

  1. Stiamo aspettando un nuovo disco, o continuerai coi singoli?

Direi che coi singoli ho dato! Ho bello che pronto un disco che spero di pubblicare al più preso. Lo hanno anticipato Granelli, A mio figlio non darò nome e ora Ultraleggero: tutte canzoni che rappresentano pienamente quello che è stato il mio intento dietro questo disco. Spero possa piacere: io lo amo molto!