In un momento storico in cui il rap italiano sembra sempre più attratto dalla forma e sempre meno dalla sostanza, Antipratico arriva come una presa di posizione netta.
Il nuovo album di Lando Cabret non cerca di inserirsi nel flusso, ma di attraversarlo in senso opposto, riportando al centro ciò che per molti è stato il punto di partenza: scrittura, attitudine e coerenza.
Nove tracce che non nascono da una strategia, ma da un’urgenza personale. Antipratico è uno sfogo, una lamentela consapevole, un racconto che guarda alla quotidianità e alla scena con uno sguardo ironico e spesso disilluso. Il titolo, che gioca tra “antipratico” e “antipatico”, è già una dichiarazione d’intenti: Lando Cabret rivendica il diritto di non adattarsi, di restare scomodo, di non ammorbidire il messaggio per risultare più digeribile.
Il disco si muove su coordinate sonore essenziali, fedeli a un’idea di Rap classico che mette la parola al centro. Le produzioni accompagnano senza invadere, lasciando spazio a testi che alternano critica, autoanalisi e osservazione sociale. Brani come Pappagalli usano l’ironia come lente d’ingrandimento su certi atteggiamenti ricorrenti nell’ambiente, mentre Brutta razza e Scesi a patti affondano il colpo su una scena percepita come sempre più povera di riferimenti culturali. Non manca però una dimensione più intima, che emerge in tracce come Se avessi detto o Non sono il tipo, dove le relazioni diventano terreno di confronto e di onestà emotiva.
Le collaborazioni con Mano, Asia, Cortez e La fè non appaiono mai come semplici featuring, ma come innesti coerenti nel racconto. Ogni voce aggiunge un punto di vista, mantenendo però una linea comune: nessuno prova a brillare sopra l’altro, il disco resta compatto, fedele alla sua identità.
Antipratico parla soprattutto a una generazione cresciuta con l’Hip Hop come linguaggio madre, a chi ha conosciuto il rap prima che diventasse un format. È un album che non chiede di essere capito da tutti, ma rispettato per la sua sincerità. In un panorama che spesso premia l’adattamento e la prevedibilità, Lando Cabret sceglie la strada opposta: rimanere fedele alle proprie radici, anche quando questo significa essere, appunto, antipratico.

