Diciannove anni dopo l’ultimo capitolo, gli scopoignoto tornano con Definizione Finale, il disco che chiude una trilogia iniziata nei primi anni Duemila e rimasta in sospeso per quasi due decenni.
Un ritorno che non nasce dalla nostalgia ma da una necessità artistica, maturata nel tempo e alimentata da nuove consapevolezze. Con Argotti e Hamoon abbiamo parlato del momento giusto per tornare, della maturità nella scrittura, del legame con Torre Annunziata e di un progetto che, pur chiamandosi “Definizione Finale”, potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase.
“Definizione Finale” arriva dopo quasi vent’anni: cosa vi ha fatto capire che era davvero il momento giusto per tornare?
Hamoon: Per me è stato sentire il ritorno del rap come lo intendiamo noi, adesso che sembra che il ciclone della trap pare si sia un po’ calmato.
Argotti: È stata anche una serie di coincidenze. Con Hamoon siamo restati amici ma il discorso musica era stato proprio interrotto. Un anno e mezzo fa mi sono rimesso a fare beat e quando sono uscite cose che ci piacevano ci siamo detti: “perché no?”.
Quanto è stato difficile riprendere un discorso artistico lasciato in sospeso nel 2007?
Argotti: In realtà appena scritto il primo pezzo, Passaporto, il resto è venuto fuori così naturalmente che sembrava non fosse passato nemmeno un mese. La voglia di ritornare a fare musica dopo tanto tempo è stata una motivazione più che un ostacolo.
Hamoon: Definizione Finale è un progetto che è sempre stato aperto, avevamo il titolo del disco già nel 2007. La struttura del disco ha preso forma in autonomia, base dopo base. Argotti ha realizzato una variabilità di suoni che ci hanno consentito di modellarlo così come lo volevamo.
Nel disco si sente una forte maturità: quanto la vostra vita fuori dalla musica ha influenzato scrittura e temi?
Argotti: Mi fa piacere che arrivi questa cosa. Nei nostri progetti abbiamo sempre parlato delle nostre vite o comunque di un “vissuto condivisibile”, anche nei pezzi più leggeri. Chiudere questo ciclo dopo vent’anni è stata la condizione ideale per completare il discorso, avendo la prospettiva e la maturità giusta per esplorare temi che da ventenne magari era difficile comprendere a pieno.
Hamoon: Tutto quello che ho scritto è legato alla mia quotidianità e al mio vissuto. Non riuscirei a scrivere senza inserire riferimenti alla mia vita. Nelle strofe riesco anche ad esprimere meglio i miei stati d’animo rispetto a spiegarli o raccontarli a qualcuno.

Avete scelto di mantenere un rap tecnico e senza compromessi: è stata una decisione naturale o una presa di posizione?
Argotti: Direi entrambe. Noi abbiamo imparato a fare rap in una scena, quella napoletana, dove il livello era molto alto, quindi avere una certa tecnica fa parte del nostro DNA. Dall’altra parte ci teniamo anche che l’orgoglio del fare rap venga sempre espresso: scrivere rime è un’arte che va rispettata. Una fata muore ogni volta che un rapper chiude una rima col participio passato.
Hamoon: In realtà ci siamo sempre impegnati a eliminare le banalità nelle strofe e nelle rime. La tecnica è una componente fondamentale nella scrittura.
Il suono unisce radici anni 2000 e una direzione più elettronica: come avete trovato questo equilibrio?
Argotti: Io sono un appassionato di musica elettronica. Tra i miei produttori preferiti ci sono J Dilla, Black Milk, El-P, Timbaland, i Neptunes, tutta gente che usava benissimo i sintetizzatori. In particolare la scuola Detroit ed El-P mischiavano suoni elettronici con break o beat da rap classico, senza per forza buttarsi sulla classica 808.
Nel disco c’è un forte legame con il vostro territorio: cosa significa oggi rappresentare Torre Annunziata?
Argotti: Io sono andato via ormai da più di vent’anni, ma l’appartenenza resta e non l’ho mai nascosta. Abbiamo iniziato e imparato a fare rap a Torre e rimarrà qualcosa di imprescindibile. C’è anche l’orgoglio di una scena di provincia che ha prodotto gemme: abbiamo DJ Fakser nel disco, che è un DJ di fama internazionale, e Stefano De Martino che condurrà Sanremo. Tra l’altro Stefano era anche lui nel giro quando si dilettava con la break, ce lo ricordiamo e speriamo lui si ricordi di noi!
Hamoon: Io vivo ancora a Torre Annunziata, l’ho vista cadere e l’ho vista rialzarsi in questi anni. Il legame si è rafforzato quando ho capito che il destino ha fatto di tutto per farmi restare qui.

Se “Definizione Finale” è una chiusura, è anche un nuovo inizio o sentite di aver davvero completato il percorso?
Argotti: La priorità era chiudere questo ciclo, ci tenevamo davvero tantissimo. Però adesso ci troviamo con la testa piena di idee, è come se avessimo riacceso un fuoco. Proprio mentre chiudevamo Definizione Finale, abbiamo già trovato il concetto del prossimo progetto. Questo disco è sia una chiusura che un nuovo inizio.
Hamoon: Come si dice? L’appetito vien mangiando. Definizione Finale era un discorso aperto già diciannove anni fa, non avremmo mai potuto lasciarlo incompleto. Già nella stesura di questo album ci sono stati stimoli e idee che svilupperemo più avanti.
“Definizione Finale” chiude una storia iniziata nei primi anni Duemila, ma dalle parole di Argotti e Hamoon emerge chiaramente che il cerchio non è destinato a restare fermo. Il ritorno degli scopoignoto nasce per mettere un punto, ma quel punto ha già aperto nuove direzioni. Dopo quasi vent’anni, il rap è tornato a essere una necessità. E questa volta, sembra destinato a durare ancora.

TRACKLIST
- intro feat. dj fakser
- rapper’s got talent
- rivoluzione sarrista (skit)
- allarme antiterronismo
- passaporto
- nemmeno oggi
- rivals
- più potente
- no hook
- scinneme ‘a cuoll’ feat dj fakser
- liberaci dal male
- cabbash
- sule ‘u mare intro
- sule ‘u mare
- tropp’ assai
- nuovo mondo
- definizione finale
