Ci sono dischi che arrivano senza fare rumore, ma lasciano il segno proprio per questo. “Attraverso” di Lei, uscito lo scorso 21 Novembre 2025 per Indieffusione è uno di quei lavori che non cercano l’effetto immediato, ma chiedono attenzione, ascolto, tempo per essere metabolizzato. Sette tracce, sette stanze che si aprono una dopo l’altra, ognuna con la propria atmosfera, ognuna con una parte di verità che non è mai gridata.
Lei – al secolo Luana Fusaro – è una cantautrice calabrese trapiantata in Umbria, con alle spalle un percorso fatto di studio, palchi e ricerca. Finalista al Premio De André, selezionata per Musicultura, si muove in quel territorio dove la canzone d’autore incontra sonorità minimali e scelte produttive essenziali. “Attraverso”, prodotto da Nicola Brugnami, è la sua prova più completa: non un esercizio di stile, ma un’esigenza espressiva.
Il disco nasce da un momento preciso, dichiarato: la fine di una crisi e l’inizio di qualcosa di nuovo. Non si racconta quindi il dolore in sé, ma ciò che resta dopo. Le parole di Lei non indulgono nella sofferenza, ma cercano un linguaggio per rileggerla, per comprenderla. Lo fanno senza filtri né pose, con quella schiettezza che spesso manca nei progetti troppo confezionati.
Il brano che apre l’album, “Dama di pietre”, dá subito un’immagine forte: quella di un’anima che si pietrifica per non crollare. “Dialogo con ansia” – uscito come primo singolo – è forse uno dei pezzi più diretti e riusciti, perché umanizza l’ansia, le dà una voce, un tono, un corpo.“Malaluna”, invece, seduce e spiazza, con la sua luna sbilenca che osserva e influenza gli uomini.
La title track “Attraverso” è il centro emotivo e narrativo del disco. Qui Lei si guarda allo specchio e, con uno sguardo finalmente lucido, si riconosce. Non c’è giudizio, solo un’apertura. Il testo – così misurato eppure vibrante – costruisce una ballad che cresce lentamente, fino a toccare corde profonde senza mai alzare troppo la voce.
C’è spazio anche per un’ironia amara in “Fragili stupidi e umani”, dove si ride e ci si riconosce. “Signora musica” è una lettera a quella presenza invisibile che resta anche quando tutto il resto si sbriciola. Chiude il disco “Vernice”, il brano più libero e colorato, quasi un’esplosione dopo il controllo. Non a caso arriva per ultimo, come fosse un nuovo inizio.
“Attraverso” è un lavoro che non cerca l’effetto speciale, ma la verità. La voce di Lei è sempre lì, al centro: non per mettersi in mostra, ma per portare avanti un discorso che ha senso solo se condiviso. Questo non è un disco che si ruota solo intorno ad una storia personale: è un lavoro che ci ricorda quanto sia necessario, oggi, avere qualcosa da dire e il coraggio di farlo senza filtri.
Lei non alza mai la voce, ma sa farsi ascoltare. E questo, in un panorama musicale dove il volume spesso sostituisce il contenuto, è già una scelta radicale.
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